Dalla fine degli anni ’80 ho spesso frequentato le Maldive in quanto uno dei miei luoghi preferiti per l’attività subacquea. Mi ritengo un privilegiato in quanto allora era una meta ancora molto costosa e spesso riservata ad occasioni particolari come i viaggi di nozze.
Per me ha sempre rappresentato un luogo pieno di fascino con le sue spiagge bianche, le palme battute dal vento, la sensazione di essere solo con il Mare in un orizzonte senza fine. Ci sono sempre tornato volentieri perché mi ha sempre restituito, per molti anni, l’impressione che nulla fosse cambiato dalla volta precedente, cosa abbastanza unica tra i tanti posti che ho visitato.
A parte le poche ore che si restava a Malè, la capitale delle Maldive, dove era possibile osservare uno spaccato della vita locale con il suo mercato del pesce, quello della frutta e le poche vestigia di un passato coloniale, per il resto della permanenza il contatto con i maldiviani era ridotto al minimo. Era infatti vietato sbarcare o dormire su un’isola abitata dai locali e l’unico contatto lo si aveva con le persone che lavoravano nei vari resort per turisti, posizionati in particolari isole disabitate, spesso minuscole.
Mi è sempre rimasto impresso il ricordo di una delle prima volte che ci ho soggiornato: l’immagine del cuoco del piccolo villaggio turistico che ogni sera, dopo il tramonto e dopo aver cucinato per noi, metteva in acqua una specie di piroga e pagaiando si dirigeva verso l’isola di fronte dove abitava con la sua famiglia, isola sulla quale ci era impedito di mettere piede.
Nei primi anni della mia frequentazione le Maldive erano una meta prettamente per appassionati subacquei, di giorno si svuotavano per ripopolarsi di sera al ritorno dalle immersioni. Con il tempo è cambiata la clientela e queste isole sono diventate sempre più un luogo come un altro per coppie o famiglie dove si potevano passare delle vacanze di una o più settimane, magari con qualche prima esperienza di immersioni in questo splendido mare.
I subacquei più appassionati avevano iniziato a scegliere una diversa soluzione: crociere a loro dedicate su piccole imbarcazioni, spesso con non più di sei cabine e un “dhoni” di appoggio, la tipica barca maldiviana dotata di un compressore per ricaricare le bombole e con la quale ci si poteva avvicinare tranquillamente ai reef per iniziare le immersioni. Grazie a queste “mini-crociere” era possibile visitare nello stesso viaggio più atolli ed apprezzare maggiormente la varietà della fauna ittica presente in questo splendido arcipelago di oltre mille isole.
Durante questi viaggi che costeggiavano anche varie isole abitate, è iniziata la possibilità di sbarcare su alcune di queste e passeggiare tra le case dei villaggi maldiviani, che nel frattempo in qualche caso avevano messo su piccoli negozietti o bancarelle di souvenir. Anche le isole turistiche che al principio erano in gestione unicamente ad imprese occidentali, con il tempo erano state assegnate anche alla conduzione di imprenditori locali. Ma il vero “cambio di passo” lo si è avuto negli ultimi anni, già prima del COVID infatti erano nate le prime “guesthouse” a Maafushi, un’isola dell’atollo di Kaafu.
Una guest-house è un alloggio messo a disposizione dai locali in un’isola di pescatori e nasce, inizialmente, con poche camere in piccole costruzioni immerse in un ambiente sicuramente più semplice, con poche pretese ma decisamente più autentico. Qui si può godere esattamente delle stesse meraviglie di chi soggiorna in strutture da sogno, ma nel contempo venendo a contatto, nel bene o nel male con stralci di vita reale, concreta e non sempre idilliaca.
Ci sono le meravigliose spiagge di sabbia bianca con i loro tramonti mozzafiato, il mare pieno di vita che ti accoglie a qualsiasi ora del giorno con “calore”, i bambini che in fila disordinata entrano od escono dalle scuole riccamente colorate, le donne impegnate in strane attività ludiche con racchette e palle da tennis, le amache poste per riposare e ammirare il mare.
A differenza però dei classici resort che sorgono su isole ad uso esclusivo dei turisti e dove si vive pertanto in una sorta di bolla chiusa alla maggior parte delle leggi delle isole maldiviane, qui le leggi ci sono e vanno rispettate. Le Maldive sono un Paese mussulmano quindi niente alcol, si deve circolare vestiti decorosamente e sufficientemente coperti tranne che in luoghi autorizzati chiamati bikini beach e dove ogni mattina molto presto la preghiera del Muezzin riecheggia in tutta l’isola. A questo si aggiungono i problemi spesso presenti in ogni comunità, come lo smaltimento dei rifiuti, le strade di sabbia e terra battuta a tratti poco curate, i cantieri ferventi di attività con il loro tipico caos e, per qualcuno, il disagio di quando ci si allontana da casa e si è costretti a dover mangiare del cibo non sempre gradito al proprio palato.
Scegliendo questa soluzione, accettando gli aspetti positivi come quelli negativi, improvvisamente le Maldive diventano una meta economicamente molto più accessibile, oltre che più “vera”. Certo rimane il costo non indifferente del volo (almeno per noi italiani), ma poi il soggiorno diventa meno caro di una vacanza nella riviera romagnola. Oggi esistono oltre 500 guesthouse in varie isole di molti atolli e si va da sistemazioni economicissime (una ventina di dollari al giorno) ad altre che si avvicinano ai prezzi dei resort più abbordabili. Purtroppo così come è avvenuto in altre famose località, riuscire a mantenere un equilibrio tra impatto ambientale e necessità di sviluppo turistico e quindi economico non è sempre facile. Da che si era iniziato con piccole guest-house di poche stanze e massimo di due piani, oggi in molte di queste isole sono state costruite dei veri e propri palazzi e in alcuni casi quasi dei grattacieli. A Dhiffushi, una bellissima isola a Malè Nord, raggiungibile dalla capitale con un’oretta di barca veloce o circa 3 ore di traghetto locale, un palazzo di nove piani si erge sopra una delle più belle spiagge: un vero mostro ecologico!
Ho scelto di passare qualche giorno in questa isola per la presenza di un ottimo centro diving, l’Other Divers Dhiffushi non così comune nelle isole di pescatori. Il diving è ben attrezzato e possiede una grande barca comoda per immersioni e snorkeling ed una più piccola ma estremamente veloce per puntate a mete più distanti. Per chi durante la vacanza oltre a godere del meraviglioso mare vuole fare anche delle belle immersioni è un aspetto da tenere in conto. Grazie ai simpatici e disponibili proprietari del diving Ali Simhax e Bolette Bjærre e al caro amico Antonio del Tor Paterno Diving che ci ha sempre accompagnato in questo viaggio, abbiamo potuto godere di ottimi tuffi e realizzare altri scatti dopo quelli effettuati durante la crociera subacquea. Ci siamo così potuti dimenticare di ciò che svettava a poca distanza con le sue colonne di cemento armato, domandandosi altresì se questo è l’unico modo per avere un turismo accessibile a tutti o se invece ci sono dei limiti che non dovrebbero essere mai superati!.
Franco Tulli